Sala Farini Web Edition

Storia locale, libro antico e dintorni...

Sala Farini Web Edition

E’ estremamente importante, soprattutto in periodi di grande incertezza e smarrimento come quello che tutti stiamo affrontando, riappropriarsi della propria storia, riscoprire le proprie radici comuni per coltivare, affrontare, arricchire il più possibile la conoscenza del proprio essere ‘se stessi’ affinché la nostra identità possa offrirci un valido appiglio, un solido baluardo di resistenza per affrontare e superare questo triste momento. 
E’ per questo che il servizio di documentazione per la Storia Locale e per il libro antico (Sala Farini) ha deciso di aprire una nuova rubrica on line per affrontare simili tematiche anche attraverso  la riscoperta del nostro bellissimo patrimonio librario antico con approfondimenti su questi specifici argomenti e chiamando tutti a partecipare aprendo dibattiti, raccontando curiosità, aneddoti riguardanti la vita, la storia cittadina seguendoci attraverso i soliti e collaudati canali social di bct.

 

Manus… work in progress. Il Ms. 288, uno stemmario inedito!


di Barbara Gismondi

Quando si studia, ricerca, o in questo caso si cataloga materiali di storia locale, può capitare di imbattersi nel documento che ti fa assaporare il “piacere della scoperta”. Riportiamo oggi alla  luce il Ms. 288, ma sarebbe più appropriato in questo caso parlare di “riscoperta”, in quanto, il documento è conservato tra le fila dei manoscritti della bct. Donato nel 2011 alla città di Terni da Lidia Secci, si tratta di uno stemmario cittadino,  di nomi e famiglie che hanno contribuito, a vario titolo e in varie epoche, alla realizzazione degli istituti di carità operanti in Terni,  incamerati nel 1860 dalla neo Congregazione di carità1. Un vero e proprio excursus storico, sulla pia istituzione, attraverso 30 blasoni finemente disegnati e dipinti2, ove si scorge chiaramente la mano di Luigi Lanzi3. Non abbiamo, ad oggi, notizie sulla storia di questo manoscritto, ne abbiamo sufficienti informazioni per conoscerne l’origine o se fu prodotto su commissione. 
Per il momento possiamo affidarci solo ai  dati ricavabili dal manoscritto stesso. La coperta in pelle scura su assi in cartone, le controguardie e carte di guardia in carta decorata a stampa, ci fanno ragionevolmente dedurre che la rilegatura è coeva al manoscritto e riferibile alla fine del 19 sec. 
Il recto della c. 1 presenta, a caratteri gotici maiuscoli,  una sorta di occhietto o titolo, “Congregazione di Carità. Araldica”, ma ciò che cattura l’attenzione è lo scudo sul quale è dipinta la Cascata delle Marmore. Circondato da allori e da un cartiglio sul quale si legge il motto “PROFUNDENDO PROFICT”, lo scudo mostra sul  canton destro del capo il Thyrus su campo rosso.  Segue a c. 2 recto  “Armi gentilizie dei Benefattori A.D. MDCCCXC”;  il verso richiama chiaramente l’importante lavoro di ricerca dello studioso ternano attraverso l’indicazione “Estratte dalla raccolta “Araldica di Terni” di L. Lanzi4”.  

Per chi fosse interessato alla descrizione analitica del manoscritto si rimanda il lettore alla scheda catalograficha presente in Manus:
  https://manus.iccu.sbn.it/opac_SchedaScheda.php?remlastbc=1&ID=287651

Per visionare il manoscritto si rimanda a Bctdigitale: http://bctdigitale.comune.terni.it/bctD/View.aspx?ID=12C&H=2 

Di seguito l’elenco dei nomi, degli enti e delle famiglie5 presenti nel manoscritto:
- “Altefesta Nicoletta”  (c. 3 fig. 1);
- “Frate Barnaba Manassei”  (c. 4 fig. 2);
- “Fortunato De Coppolis”  (c. 5 fig. 3, lo scudo è bianco);
- “Donna Cremisina Paradisi”  (c. 6 fig. 4);
- “Cremisina Paradisi nata Castelli”  (c. 7 fig. 5);
- “Papa Giulio III” (c. 8 fig. 6);
- “Donna Ippolita Galeani”  (c. 9 fig. 7);
- “I Priori della Comunità di Terni e i Reggenti del S. Monte”  (c. 10 fig. 8);
- “Gio. Battista Paradisi” (c. 11 fig. 9);
- “Papa Pio VI” (c. 12 fig. 10);
- “Magalotti Conte Pietro Antonio”  (c. 13 fig. 11);
- “Giuseppe Teofili” (c. 14 fig. 12, lo scudo risulta bianco e incompleto);
- “Gio Batta. Dr. Ferminelli” (c. 15 fig. 13, lo scudo risulta bianco e incompleto);  
- “Monsig. Gregorio Fabrizi” (c. 16 fig. 14-15);
- “Carlo Gugliemi” (c. 17 fig. 16);
- “Monsig. Armellini Vescovo di Terni” (c. 18 fig. 17);
- “Spada Conte Alderano” (c. 19 fig. 18);
- “Giuseppe Ing.r Riccardi” (c. 20 e fig. 19);
- “Maria Teofoli e Pietro Mauretti” (c. 21 fig. 20,  lo scudo è bianco e incompleto);
- “Lodovico cardinal Gazzoli” (c. 22 fig. 21);
- “Carolina Galassi e dei Duchi Cesi” (c. 23 fig. 22, lo stemma partito riporta chiaramente, sulla parte sinistra, solo il richiamo alla famiglia Cesi);
- “Calisto Angelucci Pittore e Patriota” (c. 24 fig. 23, lo scudo risulta bianco e incompleto);
- “Mazzancolli Nobilissima e antichissima famiglia di Terni” (c. 25 fig. 24);
- “Mario Pennacchi Chirurgo” (c. 26 fig. 25)
- “Domenico Montani Leoni” (c. 27 fig. 26);
- “Eredi di Federico Borzacchini” (c. 28 fig. 27, lo scudo risulta bianco e incompleto);
- “Faustina Contessa Massarucci Gradassi” (c. 29 fig. 28);
- “Gio. Batta Simonetti”  (c. 30 fig. 29);
- “Eugenio Erculei” (c. 31 fig. 30).

1 Per maggiori informazioni sulla Congregazione di carità cfr.: Le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza dell'Umbria : profili storici e censimento degli archivi, a cura di Mario Squadroni, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1990, pp. 403-407.

2 Si fa presente che il manoscritto  raffigura 30 scudi con l’indicazione di appartenenza, dei quali solo 22 risultano completi nel campo e nelle figure. I motivi potrebbero essere ricercati, o nell’impossibilità, da parte dell’autore,  di reperire il blasone del  soggetto, nell’inesistenza dello stesso o semplicemente il manoscritto può definirsi incompleto.

3 L’impostazione degli stemmi e la grafia richiamano chiaramente il Ms. 251,  L’Ardica di Terni di Luigi Lanzi, conservato presso la Biblioteca Comunale di Terni: http://bctdigitale.comune.terni.it/bctD/Analiticad.aspx?ID=1C&Pr=L&Prog=W 

4 Da un’analisi e comparazione dei vari stemmi, non tutti in realtà sono presenti nel Ms. 251. Dunque il termine “estratte” non deve farci indurre a pensare che si tratti di un estratto vero e proprio, ma un richiamo alla  più famosa Araldica di Terni. Alla luce dei dati presenti, non sappiamo se i due manoscritti furono prodotti nello stesso periodo o a distanza di tempo. Il Ms. 251, fu presentato  sul «Bollettino della Regia Deputazione di Storia Patria dell’Umbria » nel 1902, ma la fattura è quasi sicuramente antecedente. 

5 Al fine di rendere al meglio il contenuto del manoscritto, i nomi vengono riportati cosi come li ha citati l’autore.

Il cibo della mente. Gli archivi e le biblioteche comunali dell’Umbria nell'era del coronavirus.

Discutiamone insieme.

di Mario Squadroni
(docente di archivistica, Università degli studi di Perugia)

L’attuale momento che stiamo vivendo, che ci costringe a mettere in atto molteplici misure di contenimento per il rischio di contagio da coronavirus, aggiunge ulteriori problematiche e responsabilità nella gestione di archivi e biblioteche, soprattutto per l’attività di prestito e consultazione. Prima della loro riapertura al pubblico, resa possibile a partire dal 18 maggio 2020, (furono chiusi agli utenti l’8 marzo 2020), l’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (ICPAL), il 23 aprile 2020, ha reso note le Linee guida per la gestione delle operazioni di sanificazione e disinfezione degli ambienti di Archivi e Biblioteche - Misure di contenimento per il rischio contagio da Coronavirus (Covid -19) e successivamente, senza data, le Ulteriori delucidazioni sulle linee guida ICPAL, entrambi i documenti, a firma della direttrice dott.ssa Maria Letizia Sebastiani, sono reperibili nel sito dell’Istituto sotto la voce Notizie. Ad ogni buon fine per facilitarne una lettura immediata e valutarne la effettiva portata, li troverete allegati alla fine di questo intervento. 
La gestione di un archivio comunale, che è un bene culturale, demaniale e inalienabile, consiste essenzialmente nel rispetto delle norme di tutela e di organizzazione che ne regolano l’esistenza. Le prime, che non sono poche, cito solo, a titolo di esempio, il dpr 445 del 2000, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa e il decreto legislativo n. 82 del 2005 recante il Codice dell'amministrazione digitale, prevedono, tra le tante incombenze, anche la realizzazione e la pubblicazione di un documento di primaria importanza il Manuale di gestione dei documenti. Le seconde, le norme di tutela, contenute essenzialmente nel decreto legislativo n. 42 del 2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio impongono, agli enti pubblici, in materia di archivi, tanti obblighi ed altrettanti divieti. Tra gli obblighi principali ricordo quelli di conservare, ordinare, inventariare e far consultare i propri archivi. Tra i divieti mi limito a citare quelli di non distruggere, danneggiare, smembrare e alienare gli archivi. In caso di inadempienza degli obblighi e dei divieti sopra riportati sono previste, nel citato decreto n. 42/2004, sanzioni amministrative e penali. 
Le persone incaricate della gestione degli archivi, sempre in base alla normativa in vigore, devono avere requisiti culturali e professionali molto elevati con conoscenze anche informatiche per l'organizzazione, la gestione e la conservazione degli archivi che nascono su supporto digitale. 
Gli amministratori dei comuni umbri, soprattutto quelli di limitate dimensioni, che sono i più, non dispongono di professionalità in grado di poter adempiere, in modo adeguato, ai numerosi compiti che le norme in materia di archivi richiedono di assolvere. Spesso e volentieri il “servizio archivistico”, cuore pulsante di ogni corretta amministrazione, viene affidato part time a persone piene di buona volontà ma che già sono giornalmente oberate da altri lavori. Né le future prospettive occupazionali lasciano spazio a facili entusiasmi. Se nuove assunzioni di personale potranno essere fatte da parte dei comuni, a causa della attuale emergenza sanitaria legata al coronavirus, molto probabilmente non saranno destinate al settore archivistico. Mi piacerebbe tanto che questa mia affermazione venisse smentita, soprattutto in considerazione del fatto che la condizione ottimale sarebbe quella che ogni comune avesse in organico le professionalità necessarie per la cura del proprio patrimonio archivistico, che in via prioritaria deve essere conservato presso l’ente che lo ha prodotto.
Per tutti gli enti che non fossero in grado di provvedere, in maniera autonoma, ai propri archivi, vorrei che riprendesse vigore, soprattutto in questa attuale e difficile circostanza sanitaria e sociale, l'idea di farli gestire da un servizio esterno che potrebbe essere affidato a una cooperativa di archivisti o ad archivisti libero professionisti. Giova ricordare che la documentazione degli archivi dei comuni, risale, in molto casi, al medioevo e che contiene anche altri numerosi e importanti fondi archivistici, prodotti nel corso degli anni da enti diversi, come ad esempio, i notai, le opere pie, le Congregazioni di carità, gli Enti comunali di assistenza e gli uffici di conciliazione.
L'idea non è affatto nuova, nel periodo in cui ho svolto il compito di Soprintendente archivistico per l'Umbria ho cercato, in più occasioni, di indirizzare verso tale scelta i detentori del patrimonio archivistico comunale umbro che è unico e irripetibile e di grandissimo interesse storico-culturale.
Il tentativo è stato fatto con più insistenza dopo gli interventi realizzati in Umbria con i finanziamenti pervenuti a seguito della approvazione ministeriale dei numerosissimi progetti di restauro, riordinamento e inventariazione degli archivi colpiti dal terremoto del 1997. Fu quella per gli archivi umbri, e in particolare per quelli comunali, una stagione particolarmente felice con positive ricadute occupazionali tanto che la domanda superò l'offerta e furono impegnati, purtroppo solo temporaneamente, archivisti libero professionisti anche provenienti dalle regioni confinanti. Gli stessi amministratori locali difronte a tanto interesse, a tanti investimenti e alla passione e abnegazione con cui gli archivisti lavoravano, presero piena consapevolezza dell'importanza del patrimonio documentario che detenevano e iniziarono a dedicargli più tempo e cure. Anche per non vanificare, con il trascorrere del tempo, gli importanti risultati raggiunti, resi noti attraverso tante pubblicazioni scientifiche, sembrò quello il momento opportuno di rilanciare l'idea, presso i comuni umbri, di far loro valutare positivamente la possibilità di affidare il servizio archivistico a cooperative specializzate nel settore o ad archivisti libero professionisti di elevata capacità professionale. Per dar seguito alla gestione esternalizzata i comuni si sarebbero dovuti associare in gruppi omogenei tra di loro, e fu preso come modello quello delle ormai da tempo cessate Associazioni di comuni o Comunità montane, si sarebbero dovuti dotare di un regolamento nel quale dovevano essere dettagliatamente specificati i tempi, i costi e quali operazioni gli archivisti dovevano fare presso ogni archivio comunale che, come si è già detto, di norma deve rimanere presso il proprio ente produttore. Ricordo che fu redatto un regolamento tipo, alla cui realizzazione collaborarono gli stessi amministratori comunali, nel quale era previsto che cosa si dovesse fare e da chi; oltre alla attività ordinaria, consistente nella gestione ottimale degli archivi, si pensò anche ad una attività di valorizzazione del patrimonio documentario che si sarebbe dovuta espletare attraverso la realizzazione di mostre documentarie, presentazione di volumi, organizzazione di convegni, conferenze e visite guidate. Questo anche per fini turistici. Fu calcolato il tempo necessario che ogni operatore doveva dedicare agli archivi oggetto di intervento, che teneva conto della consistenza, quantitativa e qualitativa, della documentazione che ogni comune possedeva. I comuni consorziati tra di loro dovevano pagare una quota annuale da devolvere alla cooperativa o al libero professionista sulla base del servizio strettamente necessario per far fronte agli obblighi che la legge prevede in materia di archivi, tra cui il più importante è quello di garantire la consultabilità delle carte. Fu trattato ampiamente anche il discorso dei costi-benefici. Insomma dal punto di vista teorico, con la consulenza tecnico-scientifica della Soprintendenza archivistica, furono redatti tutti i documenti necessari perché si potesse passare alla applicazione pratica di quanto stabilito. Da una parte i comuni, con costi molto limitati, affidavano il loro patrimonio documentario a persone altamente specializzate, con titoli culturali e professionali idonei, dall'altra queste persone avrebbero trovato di fatto una piena occupazione mettendo a frutto tutto il loro sapere archivistico. Due o tre archivisti sarebbero statati in grado di gestire, a regime, gli archivi di dieci - dodici comuni medio-piccoli, quelli che ancor oggi necessitano, più dei grandi, di assistenza e cura nel settore archivistico. Nonostante il notevole impegno profuso l'operazione non andò in porto, essenzialmente perché prevedeva l'adesione di tutti i comuni facenti parte di una stessa ex associazione tra comuni. In quella occasione alcuni aderirono, almeno sulla carta, convinti della bontà dell’iniziativa, rilevandone i notevoli vantaggi, altri no, non avendo compreso appieno l’importanza del patrimonio che detenevano, e non se ne fece nulla. 
Sarebbe ora quantomai opportuno cercare di ritentare di rimettere in piedi quel progetto adattandolo ai tempi attuali. Inoltre, come è ormai ampiamente noto, dal 2015, le funzioni di tutela del patrimonio bibliografico non statale, precedentemente attribuite alle regioni, sono state riassegnate allo Stato. A livello periferico tale attività di tutela viene ora svolta dalle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche regionali che proprio per questa importante aggiunta di competenze, dal 2016, hanno assunto tale denominazione e, pertanto, da quasi cinque anni, sia per gli archivi che per le biblioteche comunali, l'attività di tutela del patrimonio archivistico e bibliografico è svolto dalla sola Soprintendenza archivistica e bibliografica competente per territorio. Dal 2005 al 2020 la Soprintendenza umbra è stata accorpata con quella delle Marche, ora, fortunatamente, ognuna è ritornata a vita propria. A questo punto, pur essendo perfettamente consapevole delle analogie e delle differenze che intercorrono tra archivi e biblioteche, e delle diverse preparazioni professionali che hanno gli archivisti e i bibliotecari, ritengo che se si pensasse di riproporre l'affidamento a cooperative esterne o a libero professionisti degli archivi comunali, sarebbe quantomai opportuno inserirvi anche le biblioteche comunali, laddove queste esistano e dove c'è bisogno di ridare loro un nuovo impulso. Se si decidesse di percorrere tale soluzione, come io mi auguro, gli operatori devono disporre di questa doppia preparazione professionale, o, in alternativa, si devono formare cooperative di archivisti e bibliotecari che possano operare insieme. 
Si potrebbe partire, così da avere subito il polso della situazione, con l’effettuare, attraverso un apposito questionario, molto semplice, un’indagine conoscitiva presso tutti i Comuni umbri, per meglio comprendere quali siano le loro effettive esigenze e necessità, nel settore degli archivi e delle biblioteche. I risultati di tale ricerca dovrebbero essere resi noti mediante un incontro di studio. L’indagine dovrebbe prevedere un censimento delle figure professionali, con qualifica di archivista e/o bibliotecario, che prestano servizio, come dipendenti in organico, presso questi enti. I dati pervenuti saranno estremamente importanti per poter poi suggerire soluzioni appropriate per ogni singolo problema. Questa indagine dovrebbe essere portata avanti, in sinergia, dalle associazioni di categoria umbre: l’Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI) e l’Associazione italiana biblioteche (AIB) in stretta collaborazione con la Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e con le cattedre di archivistica e biblioteconomia dell’Università degli studi di Perugia e il coinvolgimento dell’assessorato alla cultura della Regione Umbria, dell’Associazione nazionale dei comuni (ANCI) dell’Umbria e dei cinque GAL (gruppo azione sociale) dell’Umbria. La collaborazione di questi enti dovrebbe anche avere un fine pratico quello cioè di favorire le associazioni tra Comuni prevedendo dei contributi economici aggiuntivi, per integrare quelli ordinari e/o per sostenere particolari iniziative culturali degne di nota. Insomma l’importante in questa delicata fase che stiamo vivendo è quella di tenere sempre viva l’attenzione sul patrimonio documentario regionale che non deve mai e poi mai passare in secondo piano a discapito di altre, seppure importanti, attività. Insomma parliamo e scriviamo sempre più dell’importanza che rivestono, nel settore culturale, archivi e biblioteche, del ruolo fondamentale che hanno nella loro gestione gli archivisti e i bibliotecari di professione. Del resto è risaputo che gli archivi e le biblioteche, beni culturali di eccezionale interesse, più si conoscono e si valorizzano, con adeguati finanziamenti, più si consultano, più si ritengono utili, più vengono tutelati.
Questa mia proposta, che necessariamente deve essere meglio precisata tenendo conto delle osservazioni che perverranno, deve fare anche tesoro delle esperienze analoghe già messe in atto per la gestione delle Biblioteche comunali umbre. Queste, soprattutto quelle dei comuni più grandi, diversamente dagli archivi, dove l’esternalizzazione continuata del servizio è una eccezione, già da tempo si sono rivolte a cooperative per essere coadiuvate nella loro attività ordinaria. Troppo spazio occorrerebbe per esaminarne i motivi. Mi limito, in questa sede, a dire che una motivazione di rilievo è dovuta al numero degli utenti: molto numerosi e costanti per le biblioteche, pochi e sporadici, ancorché molto preparati per gli archivi. Il numero delle presenze, evidentemente, condiziona molto la scelta degli amministratori.
Su queste mie brevi riflessioni mi farebbe molto piacere sentire, innanzi tutto, il parere del Soprintendente e dei funzionari della Soprintendenza ma anche quello degli amministratori locali, che sono i diretti interessati, degli archivisti e dei bibliotecari umbri che operano in istituzioni pubbliche o come libero professionisti. 
Nulla vieta poi di estendere questo modo di operare anche ad altre tipologie analoghe di enti produttori di archivi e conservatori di biblioteche, che in genere presentano problematiche comuni, penso, ad esempio, agli Istituti scolastici e agli enti religiosi.
Sono grato a Franca Nesta, (direzione Istruzione - cultura della biblioteca comunale di Terni) per aver sollecitato questo mio scritto e per ospitarlo nel sito del Comune di Terni come apertura di un dibattito che ci si augura ampio, vivace e, soprattutto, costruttivo, nell’esclusivo interesse degli archivi e delle biblioteche umbre.

Allegati

Linee guida per la gestione delle operazioni di sanificazione e disinfezione degli ambienti di Archivi e Biblioteche - Misure di contenimento per il rischio di contagio da Coronavirus (COVID-19)

Ulteriori delucidazioni su linee guida ICPAL

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

27 maggio 2020

 

 

 

Pillole di storia locale: l'enigmatica Splendida

Curiosando tra i contenuti di bctDigitale torniamo all'anno 503 D.C. con l'epigrafe dell'enigmatica Splendida.
All'interno dell''antico Archivio Fotografico del Comune di Terni sono conservate alcune fotografie utilizzate nel 1985 ca. a corredo del testo di Paolo Rinaldi Materiali per il museo archeologico di Terni. Tali fotografie, digitalizzate, fanno oggi parte del progetto Immagini di una città di bctDigitale. Tra queste, una in particolare, attira oggi la nostra curiosità. Si tratta di quella che raffigura l'Iscrizione funeraria cristiana di Splendida, riportata su una lastra di marmo mutila.
Diversi studiosi hanno trattato nel tempo quest'epigrafe, ma basandoci su uno degli studi più recenti ed autorevoli (Raccolta archeologica comunale a cura di Claudia Angelelli e Serena Zampolini Faustini, in: Arte e territorio, interventi di restauro, vol. 3., a cura di Anna Ciccarelli. Terni: Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, 2006. Pag. 320-346) scopriamo che la sua origine è piuttosto controversa. Per alcuni fu rinvenuta presso la chiesa di San Giovanni in località Aglione, per altri fu rinvenuta nel ‘1697 da una sepoltura della chiesa cattedrale', anche se non è possibile escludere la possibilità che sia stata riutilizzata all'interno della Cattedrale una volta recuperata. L'iscrizione, contenente tra l'altro alcuni errori, ci informa che tal 'Splendida, di buona memoria, vissuta circa 35 anni' fu deposta l'ottavo (o nono) giorno dalle calende di gennaio (qui Angelelli e Faustini Zampolini, secondoi noi, erroneamente riportano 'dalle idi di gennaio', ma nell'iscrizione si parla di 'Kal[enda]s') dell'anno 503, sotto il consolato di Volusiano. Il nome Splendida rappresenta un nome estremamente raro nell'onomastica antica, solo un altro caso al maschile, infatti, è segnalato in un'iscrizione della Campania. Un'altra curiosità può essere rappresentata dal segno di episemon presente nell'iscrizione per indicare i giorni mancanti alle calende di gennaio: questo segno corrisponde al numero 6 che unito ai seguenti trattini verticali che rappresentano il 2 romano (o 3 secondo altre interpretazioni) ci danno la somma di 8/9 giorni mancanti alle calende di gennaio, che come si sa indicano il primo giorno dell'anno. Di conseguenza, visto che i romani usavano il metodo del 'tutto compreso', la deposizione dovrebbe essere avvenuta, secondo i nostri calcoli, intorno al 25/26 dicembre del 503, e il 6 gennaio (che però dovrebbe essere l'ante diem octavum Idus Ianuarias, ma facciamo ancora notare che si parla di kalendas) come riportato invece sul testo Museo Comunale di Terni: raccolta archeologica sezione romana edito dall'Electa Editori umbri associati nel 2008, pag. 151.
Comunque, al di là di queste varie interpretazioni sulla data, stiamo parlando di un fatto avvenuto ben 1517 anni fa e grazie a questa testimonianza possiamo oggi ricordare questa enigmatica donna, forse ternana: Splendida. 
L'epigrafe è attualmente conservata presso il CAOS, Museo Archeologico di Terni.

 

 

4 maggio 2020

 

Pillole di storia locale

 

Nel marzo 2020, bct aveva programmato di ricordare i 110 anni dalla morte di Luigi Lanzi, noto intellettuale ternano dalle tante passioni artistiche, letterarie, storiche sulla cui figura già molto è stato scritto (sulla vita del Lanzi consigliamo la lettura di Ricordo di Luigi Lanzi nel centenario della morte di Agnese Morano e Giorgio Angeletti edito a Terni da Morphema nel 2011).  Ci apprestavamo  a ricordare questa figura di fine studioso e letterato allestendo una mostra nei locali della sala Farini in cui avremmo voluto approfondire un aspetto poco noto del Lanzi esponendo, per la prima volta dopo più di un secolo, tre fotoalbum dallo stesso Lanzi assemblati e dallo stesso lasciati in eredità alla biblioteca comunale, quindi, in definitiva alla cittadinanza ternana.

Purtroppo,  l’emergenza da Covid 19 ha fatto saltare i nostri piani e ha bloccato drasticamente le attività, costringendoci tutti ad una lunga quarantena che ancora ci vede relegati in casa. L'appuntamento è solo rinviato alla ripresa delle attività, ma chi volesse già farsi un’idea potrà trovare diversi documenti nella nostra applicazione bctDigitale dove sono già state riversate e descritte molte delle fotografie contenute in questi tre fotoalbum (questi sono stati anche oggetto di uno studio realizzato dal nostro collega Massimo Bartolini dal titolo Ricordi color seppia: i tre album fotografici di Luigi Lanzi conservati presso la biblioteca Comunale di Terni pubblicato tra le pagine di L' unica via è il pensiero : scritti in memoria di Vincenzo Pirro a cura di Hervè A. Cavallera , Orvieto, Intermedia, 2019) all’interno del progetto proprio al Lanzi dedicato Con elette forme d’antica bellezza.

In questa occasione, vorremmo comunque addentrarci ulteriormente tra le righe della storia che questi documenti unici ci permettono di ricostruire. 
Dai documenti contenuti in bctDigitale riaffiora infatti, una vecchia albumina con dedica autografata ritraente un giovane allievo del Convitto Comunale di Terni: si tratta di Costante Garibaldi, figlio di Ricciotti, nipote del famoso eroe Risorgimentale. L'albumina fa parte di uno dei tre fotoalbum di cui stiamo parlando, assemblato verso la fine del XIX, inizi del XX secolo quando il Lanzi era direttore del Convitto Comunale di Terni. E proprio al Lanzi è rivolta la dedica di Costante:
All'egregio Sig. direttore Lanzi / ricordo grato / Costante Garibaldi / 2 aprile 1904.
Nella fotografia, quindi, è ritratto un Costante quattordicenne, dato che era nato a Riofreddo (Roma) nel 1890, per quanto -  è bene ricordarlo -  non ci sia una data di nascita certa. Dalla rivista Il Convitto di Terni (periodico mensile redatto dai ragazzi del collegio) apprendiamo che nell'anno scolastico 1901-1902 frequentò la quarta elementare proprio presso il Convitto di Terni per concludere, poi, le elementari l'anno successivo a Roma (?) (vedi qui per approfondire). Trasferitosi a Fermo dove frequentò l'istituto industriale Costante, fece ritorno a Terni intorno al 1910, trovando - sembrerebbe -  occupazione come perito presso le Acciaierie. Insieme a quattro dei sui cinque fratelli, a fianco dei francesi, fece parte della Legione Garibaldina impegnata sulle Argonne dove morì presso Courtes Chausses il 5 gennaio del 1915, 10 giorni dopo il fratello Bruno.


30 aprile 2020

 

bctDigitale

 

Da diversi anni,  bct – biblioteca comunale Terni – porta avanti dei progetti di digitalizzazione che vengono poi resi fruibili alla città attraverso l’applicazione bctDigitale.
I documenti sottoposti a digitalizzazione (nel rispetto ovviamente dello stato di conservazione) sono solitamente antichi e scelti tra quelli che rivestono una particolare importanza da un punto di vista locale, ma anche storico artistico, nonché di rarità.
E’ per esempio il caso dell’Incunabolo n. 92 della raccolta della comunale che sembrerebbe essere  l’unico esemplare della sua edizione ad essere rimasto al mondo , costituendo, quindi,  un vero unicum. 
Per chi volesse approfondire è disponibile on line al seguente link (altri approfondimenti qui). 
L’utente troverà inoltre molti altri documenti, come ad esempio Acciaio, un settimanale che uscì a Terni tra il 1934 ed il 1939  denso di articoli e curiosità sulla realtà cittadina di quei tempi, sicuramente una ricca miniera di informazioni non solo per storici e ricercatori, ma anche per curiosi o cittadini che amano informarsi sul passato della propria città. 
Sulla stessa scia anche il progetto “Immagini di una città”, vecchie fotografie di una quasi irriconoscibile Terni ante seconda guerra mondiale quasi tutte realizzate dall’allora Ufficio tecnico comunale ed appartenenti all’Archivio Storico del Comune
Ma non è tutto:  dalle stampe antiche alle antichisime pergamene del fondo Diplomatico del Comune passando per l’Araldica di Giuseppe Lanzi è possibile trovare molto di più.
Una pagina di faq (frequently asked question), inoltre, risponderà a molti altri quesiti e spiegherà approfonditamente il funzionamento dell’applicazione laddove sorgessero dubbi.
Ricordiamo, infine, che bct mette a disposizione dell’utenza anche un servizio di digitalizzazione a pagamento, ma accogliendo le ultime disposizioni di legge in materia, l’utente può procedere autonomamente e gratuitamente alle riproduzioni con propria fotocamera . 
Buona navigazione. 

 

 

Bct in Manus… work in progress!

 

Sono circa 291 i manoscritti posseduti dalla Biblioteca Comunale di Terni, prodotti tra il XIV e il XIX secolo, di vario argomento, genere e provenienza. Prossimamente sarà possibile visualizzarne e studiarne le schede online. Bct partecipa al censimento a cura dell'Istituto Centrale per il Catalogo Unico di Roma, progetto meglio noto come Manus, che ha come obiettivo la catalogazione dei manoscritti in alfabeto latino prodotti dall’età medievale a quella contemporanea. Attraverso il sito Manus è possibile accedere alle schede dei 451 enti partecipanti. Per avere un’anteprima del patrimonio ternano, basterà entrare nel sito in area Ricerca, cliccare in Ricerca avanzata, cercare nella Lista in Biblioteche e Fondi le parole Terni, Biblioteca comunale, e in fine selezionare i fondi attualmente presenti e visibili online.

 

Per chi volesse approfondire tali argomenti potrà affidarsi, intanto, agli studi condotti negli anni da diversi ricercatori:

- Mazzoli, Corrado, Catalogo dei manoscritti (sec. 13.-15.) della Biblioteca comunale di Terni, Manziana (Roma), Vecchiarelli, c1993 (stampa 1994)

- Terni Biblioteca Comunale, a cura di Rita Nanni, in Catalogo dei manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane, Firenze, L.S. Olschki [poi] SISMEL Edizioni Galluzzo, 1985

- Boccali, Giovanni, Il codice 226 bis della Biblioteca Comunale di Terni, Grottaferrata, [s.n.], 1990

- Guelfi Camajani, Guelfo, La Biblioteca Comunale di Terni in I manoscritti araldici e genealogici conservati nelle biblioteche e archivi d'Italia, "Archivio genealogico" a. 1, n.2 (1961)

- Tre Laudi del sec. 15, a cura di Nella Ponzetti Longarini, Terni, Rob. Conti, [1915]