Una bella cura

SaggiConsigli

‘Guida per Salvarsi la vita viaggiando’ di Remo Carulli e Luigi Farrauto (EDT, 2025)

Una bella cura

Un viaggio può curarci? Non nel senso tradizionale del termine come lo è un gesso per un arto fratturato o un antibiotico per un virus. Dobbiamo vederlo in un’ottica diversa, come un ‘vaccino’ che evita il contagio di una strana malattia: la mente chiusa. L’aspetto principale della cura risiede nello spostare lo sguardo, il proprio punto di vista per cambiare l’approccio col resto del mondo, che è là fuori.
C’è moltissimo da scoprire.
Il libro fotografico ‘Guida per Salvarsi la vita viaggiando: 500 esperienze e luoghi per stare bene’ di Remo Carulli e Luigi Farrauto (EDT, 2025) è un invito a osservare il mondo in un modo nuovo: si articola in capitoli dedicati ai sentimenti umani. Per ogni sentimento o sensazione o atteggiamento vengono ‘prescritte’ delle destinazioni. Alcuni esempi?
Per la pigrizia vengono consigliate le Isole Salomone (in particolare il lago di Te’nggano che è un posto remoto anche per gli stessi locali), la Ciudad perdida in Colombia (si parta da Santa Marta, sulla costa caraibica), o ancora l’Angola (in cui richiedere un visto è una procedura da incubo). Per uscire dalla normopatia, cioè da itinerari classici e normali (poi che cos’è classico e normale?) si prescrive Conakry in Guinea, la Colonia del Sacramento in Uruguay o l’Afghanistan (con la presa del potere dai talebani un viaggio certamente rischioso, se non folle!).
Spesso, però, la norma non è altro che la ristrettezza di vedute, nel migliore dei casi un succo concentrato di avvizzito buonsenso, con con una spruzzatina di codardia e una goccia di banalità.
Per chi ha problemi legati all’autostima il libro suggerisce Libreville in Gabon, le cascate Victoria in Zimbabwe, la scalata verso il tempio dell’Imperatore di Giada a Tai Shan in Cina o Lomè in Togo.
Per chi è avaro il problema più penalizzante è in realtà un altro: spesso, infatti, la spilorceria non riguarda solo i soldi, ma soprattutto le emozioni, dietro l’avarizia si cela una profonda insicurezza, il terrore di donare se stessi e di mettersi in gioco, il bisogno disperato di sentirsi al sicuro e protetti. Per fortuna viaggiare costituisce una terapia di comprovata efficacia per tentare di mettersi in discussione.
Si prescrive il Bhutan dove la felicità è considerata ben più importante del prodotto interno lordo, viene calcolata sulla base dello sviluppo sostenibile… oppure si consiglia Londra. Lo spilorcio la vedrà certamente brutta, dato che è una delle città più care al mondo. Parigi è una meta d’obbligo. Là è nato e morto Molière, il grande commediografo che ha scelto la capitale francese come scenario d’elezione delle sue opere, tra cui il capolavoro L’avaro! Visitare quei posti potrà costituire una sorta di pellegrinaggio per frenare le vostre più pidocchiose tendenze. Un affresco niente male per questa tipologia di persone.
Gli itinerari proposti sono molto particolari. Nei venticinque capitoli in cui è suddiviso il libro e nelle cinquecento destinazioni descritte troverete certamente quella che fa per voi. In ogni capitolo sono indicate mete da ogni parte del mondo. In postille sono forniti alcuni riferimenti letterari e/o cinematografici al capitolo. Una lettura facile, non richiede che si conoscano approfonditamente le mete, deve essere fonte di riflessione e ispirazione. Alla fine del libro un indice in ordine alfabetico per le varie nazioni. All’interno di queste vengono citati i luoghi ci cui si parla.
Trovate il libro in sala Infodiv, alla collocazione DIV 910.202.CAR.1 
Se siete stressati, depressi, vi sentite inquieti oppure siete stati lasciati dal vostro partner o vi sembra che tutto sia contro di voi, fate le valigie. Per stare meglio a volte occorre solo partire! MRC