Il menestrello
Angelo Branduardi: Il viaggiatore (Lindau, 2022) di Roberto Tardito

Angelo Branduardi è un artista italiano immediatamente riconoscibile, sia per l’aspetto fisico (la sua capigliatura) che per l’utilizzo del violino come strumento principale. Questi due elementi descrivono una figura iconica nel mondo artistico e musicale sin dal suo primo successo. Roberto Tardito nella biografia Angelo Branduardi: Il viaggiatore (Lindau, 2022) racconta la vita e la fama di un cantautore che potremmo definire ‘fuori dal coro’. Il cammino del viaggiatore è suddiviso in quattro parti. Nella prima viene analizzato il fenomeno Branduardi dal punto di vista storico, a partire dal ventennio 1950-1970; nella seconda l’autore descrive le fonti che hanno nutrito l’arte del cantautore: la tradizione popolare, la poesia e la letteratura. Nella terza parte traccia i temi che affronta nei suoi lavori: il viaggio, la natura, l’uomo, l’infanzia, la figura della donna, l’amore, la morte e la spiritualità. Nella quarta parte, Tardito pone l’accento sull’attività concertistica a partire dalla promozione dell’album ‘Alla fiera dell’est’. Il direttore di una casa discografica – scrive l’Autore nell’Introduzione – a cui Branduardi la propone – ovvero Alla fiera dell’est – si mette a ridere di gusto, e gli dice che una cosa del genere non potrà mai funzionare. Addirittura gli suggerisce di migliorare il tutto, utilizzando un paio di concetti chiave: operaio e fabbrica occupata. In apparenza questa musica e questi testi così distanti dalla realtà si scontrano con la concretezza ideologica imperante. A livello sociologico, però, si può osservare come si stia facendo strada un movimento opposto, una vera e propria reazione agli estremismi. In questo contesto le favole diventano uno strumento perfetto per ritrovare l’obiettivo originale: la fantasia al potere (a pagina 10 del libro).
Angelo Branduardi può definirsi "il menestrello" per il suo stile musicale che fonde musica antica - medievale, rinascimentale - con elementi folk, celtici e nord-europei. La sua musica spesso evoca atmosfere fiabesche e leggendarie, traendo ispirazione da repertori popolari di varie tradizioni.
Tardito evidenzia i quattro pilastri che stanno alla base della musica di Branduardi: una musica dal sapore antico, testi poetici che evocano mondi lontani nello spazio e nel tempo, gli arrangiamenti fatti con strumenti musicali inusuali ed infine una promozione intelligente, intensa, capillare.
Il fenomeno Branduardi apparentemente non ha senso. È nato nel momento peggiore in cui potesse nascere, è cresciuto a dismisura in un periodo storicamente e politicamente ancora più complicato, è sopravvissuto alla crisi musicale degli anni ’80. Riuscendo a compiere un difficile salto generazionale è arrivato sino a oggi. Eppure non sarebbe mai potuto nascere se non in quel preciso momento.
Né prima, né dopo (nell’Introduzione del libro a pagina 9).
Trovi questo libro in sala Cine-fonoteca alla collocazione DIV 781.64.BRA.A.TAR.1.
Altri documenti (cd, dvd. audiolibri) relativi all’artista sono presenti in altre sale della biblioteca. Consulta il catalogo.
È interessante la definizione del giornalista Marco Mangiarotti, che ha paragonato la musica di Branduardi all’aglio: un gusto estremo che piace tantissimo oppure fa schifo. Soltanto l’alchimia irripetibile di tutte le componenti evita la caduta nel kitsch, sempre possibile in un caso del genere. Al tempo stesso, questo cammino continuo sulla linea di confine elimina il rischio della comparsa di epigoni o di imitatori, che risulterebbero immediatamente grotteschi (a pagina 14 del libro).
MRC


